Attualità di Redazione , 08/09/2026 10:12

Pensioni, Spi Cgil Verona: “No a tagli e soluzioni tampone, serve una riforma strutturale”

Pensioni e soldi

Il governo torna a discutere di riforma delle pensioni, ma secondo lo Spi Cgil Verona le proposte sul tavolo scaricano ancora una volta i costi su lavoratrici e lavoratori, senza affrontare il tema della sicurezza previdenziale delle giovani generazioni.

Il segretario generale Adriano Filice critica in particolare l’ipotesi di uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo, che per chi ha iniziato a versare prima del 1996 potrebbe comportare una riduzione dell’assegno anche del 15-20%. Contestata anche la proposta di utilizzare il TFR trasformato in rendita per raggiungere la soglia necessaria all’accesso alla pensione: secondo Filice, si finirebbe per utilizzare risorse dei lavoratori per compensare le carenze del sistema pubblico.

Lo Spi Cgil chiede invece una riforma strutturale, basata sull’uscita con 41 anni di contributi senza limiti di età né penalizzazioni, una pensione di garanzia per i giovani, il riconoscimento del lavoro di cura e dei lavori gravosi e l’eliminazione dei vincoli di importo per la pensione anticipata contributiva.

Per reperire le risorse, il sindacato propone di intervenire su evasione fiscale, extraprofitti dei settori finanziario ed energetico e precarietà lavorativa, evitando di finanziare la riforma attraverso tagli agli assegni.

Resta intanto un dato certo: dal 1° gennaio 2027 l’età ordinaria per la pensione di vecchiaia salirà da 67 anni a 67 anni e 1 mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Secondo Filice, altro che superamento della Fornero: “si sta chiedendo ai cittadini di pagare due volte per i propri diritti”.