Export veronese in calo del 2% nel primo semestre 2026

L’export della provincia di Verona chiude il primo semestre 2026 con un valore di poco inferiore ai 7,5 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È quanto emerge dai dati Istat elaborati dalla Camera di Commercio di Verona.
A incidere maggiormente sono la diminuzione della domanda dalla Germania, primo mercato di riferimento per le imprese veronesi, che rappresenta oltre il 18% dell’export provinciale e registra un calo del 3,9%, e dagli Stati Uniti, in flessione del 5,9%.
Il rallentamento coinvolge alcuni dei principali comparti del made in Verona: i macchinari segnano -7%, mentre le bevande diminuiscono del 6,9%. Crescono invece gli alimentari, che con 1,41 miliardi di euro superano proprio i macchinari e diventano il principale settore dell’export provinciale. Positiva anche la performance del tessile, in aumento del 4,9%, e del marmo, anch’esso a +4,9%. In calo, invece, l’ortofrutta (-2%).
Tra i principali mercati di destinazione, oltre alla Germania, risultano in flessione Francia, Stati Uniti e Austria, mentre crescono le esportazioni verso Spagna, Polonia, Regno Unito, Croazia, Svizzera e Paesi Bassi.
Secondo il presidente della Camera di Commercio di Verona, Paolo Arena, il rallentamento è legato soprattutto a fattori congiunturali, alle tensioni geopolitiche, all’inflazione e all’aumento dei costi di produzione. La prospettiva, secondo Arena, resta quella di un possibile ritorno alla normalità una volta attenuate le attuali tensioni.
Sul fronte regionale, l’export cala anche a Treviso e Rovigo, mentre crescono Vicenza, Belluno e Padova. Particolarmente forte l’aumento di Venezia (+46,1%), condizionato però dalle esportazioni di navi e imbarcazioni. In controtendenza le importazioni veronesi, che nei primi sei mesi dell’anno raggiungono 11,1 miliardi di euro, con un incremento del 2,8%.

