Anziani, 2.000 in lista d’attesa nell’Ulss 9. Spi Cgil: “Basta rinvii"

“Un’emergenza è un evento improvviso. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle persone non autosufficienti, il progressivo logoramento dei caregiver e l’aumento insostenibile delle rette sono fenomeni noti e denunciati da anni, troppo spesso nel silenzio delle istituzioni”.
Così il segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice, commenta la situazione dei servizi per gli anziani nel territorio provinciale. Nella sola Ulss 9 Scaligera sono ormai circa 2.000 gli anziani in lista d’attesa per un posto in struttura, mentre a livello regionale il numero arriva a circa 11.000.
“Per chi non riesce ad accedere ai posti coperti dal finanziamento pubblico – sottolinea Filice – le rette private arrivano a 2.800-2.900 euro al mese. Sono cifre insostenibili per la maggior parte dei pensionati e delle loro famiglie, che finiscono per farsi carico direttamente delle carenze del sistema. Un costo economico e sociale che spesso si traduce anche nel sacrificio delle carriere lavorative e della vita privata dei caregiver, in particolare delle donne”.
Il segretario dello Spi Cgil Verona interviene anche sulla riforma delle Ipab annunciata dal presidente della Regione Stefani.
“Il Veneto discute della trasformazione delle Ipab dal 2001. Modificare la forma giuridica degli enti è necessario, ma non può essere considerato sufficiente per affrontare il problema della non autosufficienza. Parlare di un potenziamento dell’assistenza domiciliare senza garantire servizi realmente accessibili, qualificati e adeguatamente finanziati significa semplicemente spostare il problema dentro le mura domestiche, scaricandone il peso sulle famiglie”.
Per lo Spi Cgil Verona la riforma deve quindi essere accompagnata da interventi concreti su più fronti.
Aumentare le impegnative di residenzialità, incrementando sia il numero delle quote coperte dal sistema pubblico sia il loro valore economico.
Rafforzare la rete dei servizi pubblici, tutelando le strutture pubbliche e potenziando concretamente i Centri diurni, l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD).
Ridurre i tempi della burocrazia, rendendo più rapidi, semplici e trasparenti i percorsi di valutazione e accesso ai servizi, a partire da UVMD e SVAMA.
“La riforma è necessaria, ma deve essere costruita insieme a chi in questi anni ha supplito alle carenze delle istituzioni: le famiglie, i caregiver, i Comuni e i servizi territoriali. E deve coinvolgere tutti i livelli istituzionali, dalla Regione allo Stato e al Governo”.
“Bisogna intervenire sull’intero percorso che oggi una famiglia è costretta ad affrontare quando un anziano o un’anziana diventa non autosufficiente: dall’assistenza quotidiana alle visite, dalle pratiche amministrative alle valutazioni, fino alla ricerca dei servizi domiciliari e alla gestione delle procedure UVMD e SVAMA”.
Da qui la richiesta dello Spi Cgil Verona di aprire immediatamente un confronto con l’Ulss 9, i quattro Ambiti Territoriali Sociali, la Conferenza dei Sindaci e i Comuni veronesi.
“Chiediamo di lavorare alla sottoscrizione di un vero e proprio Patto per la Non Autosufficienza – conclude Filice – che parta da una mappa trasparente dei bisogni, dei tempi di attesa e delle risorse effettivamente disponibili. Dopo un quarto di secolo di rinvii, non bastano più gli annunci: servono risposte chiare su cosa cambierà, con quali risorse e in quali tempi”.

