Cronaca di Redazione , 17/09/2026 14:28

STRAGE CASTEL D'AZZANO | I fratelli Ramponi rinviati a giudizio, processo il 26 ottobre

Corte Assise

Si aprirà il 26 ottobre il processo a carico dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, imputati per la strage in cui sono rimasti uccisi tre carabinieri, la notte dello scorso 14 ottobre, dall’esplosione nel casolare a Castel d’Azzano, alle porte di Verona, dove vivevano i tre fratelli.  Il Gup Beatrice Marini ha deciso il rinvio a giudizio.

In Corte d’Assise di Verona nell’udienza preliminare si è presentato solo Franco Ramponi, 66 anni, mentre Dino (64enne) e Maria Luisa (60 anni, difesa dall'avocato Alessandro Ballottin) sono rimasti rispettivamente nel carcere di Trento e di Vicenza.  Il dibattimento si è aperto con la richiesta di costituzione di parte civile che è stata ammessa per l’Associazione delle vittime del dovere. 

Il pubblico ministero Elvira Vitulli contesta ai tre fratelli i reati di strage in concorso, detenzione di materiale esplosivo e resistenza a pubblico ufficiale. Quest’ultimo reato viene contestato anche in seguito alle minacce al custode giudiziario Piergiorgio Bonini, durante un sopralluogo per la vendita forzata il 25 settembre 2025. Nella devastante esplosione che ha distrutto il casolare di famiglia, sono morti i carabinieri Marco Piffari (56 anni), comandante della Squadra Operativa di Supporto del 4/o Battaglione Carabinieri “Veneto”, il coetaneo Valerio Daprà, operatore dell'Aliquota di Primo Intervento e il 36enne Davide Bernardello. Altri 25 componenti della task force intervenuti per il sopralluogo nel casolare sono rimasti feriti, oltre a Maria Luisa Ramponi, rimasta ricoverata un mese e mezzo al Centro ustioni dell’ospedale di Borgo Trento e poi trasferita nel carcere veronese di Montorio.

La Procura ha stabilito la detenzione in tre diverse carceri per evitare che gli indagati potessero concordare una tesi difensiva, ma l’unico che finora ha parlato con il magistrato è stato Franco. non volevano uccidere nessuno, si volevano solo suicidare. “I fratelli Ramponi non volevano uccidere i carabinieri, né nessun'altra persona. Volevano solo suicidarsi pur di non consegnare la casa” ha detto Luciano Arcudi, avvocato di Franco Ramponi, appunto l'unico dei tre fratelli presente oggi in aula. 

Nel corso dell’udienza è stata avanzata richiesta di incidente probatorio sulla capacità di intendere e volere sulla personalità di tutti e tre gli indagati, facendo leva su una relazione criminologica nella quale i tre fratelli sarebbero stati dipinti come “disadatti fondamentali”. L’avvocato Enrico Bastianello, che difende Dino Ramponi, ha fatto richiesta di non luogo a procedere per il reato di strage perché il suo assistito era fuori dal casolare al momento dell’esplosione. La Gup ha rigettato tutte le richieste, decidendo il rinvio a giudizio e fissando la prima udienza al prossimo 26 ottobre, con la Corte presiedutra da Raffaele Ferraro. 

In Corte d’Assise anche alcuni feriti dalla deflagrazione e dei parenti delle vittime. “Abbiamo piena fiducia nella magistratura, sia inquirente, sia giudicante - ha detto Fredile Bernadello, papà di Davide -, non posso dire che siamo soddisfatti perché quello che succederà in Tribunale non potrà cerato restituirci il nostro Davide, però siamo fiduciosi in una giusta sentenza”.