Morti sul lavoro, Veneto in zona arancione: 49 vittime nei primi otto mesi del 2026

Il bilancio delle morti sul lavoro torna a crescere in Italia e il Veneto resta tra le regioni da tenere sotto osservazione. Nei primi otto mesi del 2026 si contano 49 vittime in occasione di lavoro in Veneto, terza regione italiana per numero di decessi dopo Lombardia (76) e Campania (50).
È quanto emerge dai dati aggiornati ad agosto dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. A livello nazionale, le vittime complessive sono 701: 504 durante l’attività lavorativa e 197 in itinere, cioè nel tragitto casa-lavoro. Rispetto allo stesso periodo del 2025, l’aumento è del 2,9%.
Veneto in zona arancione
Nella mappa del rischio elaborata dall’Osservatorio Vega, il Veneto si trova in zona arancione, fascia che indica un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale, ma non oltre la soglia del 25% che identifica le regioni in zona rossa.
A livello nazionale, le situazioni più critiche si registrano in Calabria, Sicilia e Campania. La classificazione tiene conto dell’incidenza dei decessi rispetto al numero di occupati, consentendo di confrontare territori con dimensioni diverse.
Il dato veneto richiama l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in una regione caratterizzata da una forte presenza di attività industriali, manifatturiere, cantieri e logistica.
Costruzioni e trasporti tra i settori più colpiti
In Italia, il settore con il maggior numero di morti in occasione di lavoro è quello delle Costruzioni, con 83 vittime nei primi otto mesi dell’anno. Seguono Trasporto e Magazzinaggio, con 68 decessi, e Attività Manifatturiere, con 62.
Anche le denunce di infortunio sono in aumento: a fine agosto se ne contano 404.809, il 5,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le Attività Manifatturiere guidano la graduatoria con 46.469 denunce, seguite da Sanità (25.617) e Costruzioni (25.050).
Lavoratori stranieri e over 65 tra i più esposti
Preoccupano anche i dati relativi ai lavoratori stranieri, che nei primi otto mesi del 2026 registrano 189 vittime, contro le 148 dello stesso periodo del 2025: un aumento del 27,7%. Il rischio di morte in occasione di lavoro è pari a 53 decessi ogni milione di occupati stranieri, contro i 17 degli italiani.
Per quanto riguarda l’età, l’incidenza di mortalità più elevata si registra tra gli over 65, con 68,1 decessi ogni milione di occupati. In termini assoluti, la fascia più colpita è invece quella tra i 55 e i 64 anni, con 177 vittime.
L’allarme: servono più prevenzione e controlli
«Il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia torna a crescere», sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, evidenziando la fragilità del percorso verso una riduzione duratura degli incidenti mortali.
Per Rossato, l’aumento delle vittime e delle denunce richiama la necessità di rafforzare la prevenzione, attraverso una formazione realmente efficace e controlli più rigorosi sull’applicazione delle misure di sicurezza.
Anche per il Veneto, i 49 decessi registrati nei primi otto mesi dell’anno rappresentano un segnale che non può essere sottovalutato: la sicurezza sul lavoro richiede interventi concreti, attenzione costante e il rispetto effettivo delle norme in ogni ambiente lavorativo.

